Molti uomini dicono di desiderare una relazione autentica.
Una relazione nella quale poter essere se stessi.
Parlare con sincerità.
Sentirsi liberi, desiderati e compresi.
Poi, però, quando una relazione comincia a diventare importante, spesso emergono difficoltà che all’inizio non erano visibili.
Diventa più difficile dire ciò che proviamo.
Cominciamo a interpretare i silenzi.
Nascondiamo un bisogno per paura di sembrare troppo esigenti.
Oppure chiediamo all’altra persona continue conferme perché l’incertezza ci sembra intollerabile.
Possiamo desiderare profondamente l’intimità e, nello stesso tempo, proteggerci proprio da ciò che la renderebbe possibile.
Una relazione autentica non nasce soltanto dall’incontro con la persona giusta. Nasce anche dalla capacità di vedere con onestà ciò che portiamo nell’incontro.
Che cosa significa davvero autenticità
Essere autentici non significa dire tutto ciò che pensiamo nel momento in cui lo pensiamo.
Non significa raccontare immediatamente ogni paura o trasformare la relazione in una confessione permanente.
L’autenticità comincia dal contatto con la propria esperienza.
Riconoscere ciò che proviamo.
Capire ciò che desideriamo.
Vedere ciò che stiamo evitando.
Accorgerci quando stiamo dicendo di sì mentre vorremmo dire di no.
Notare quando mostriamo indifferenza perché abbiamo paura di ammettere che qualcosa ci importa.
Una persona può apparire molto diretta e non essere autentica.
Può parlare continuamente di sé senza entrare realmente in contatto con ciò che sente.
Può utilizzare la sincerità per accusare, scaricare tensione o costringere l’altro a reagire.
L’autenticità non è soltanto espressione.
È anche ascolto, responsabilità e capacità di tollerare che la risposta dell’altra persona non sia quella desiderata.
Essere visibili senza sentirsi conosciuti
Molti uomini gay hanno dovuto affrontare, in modi diversi, il tema della visibilità.
Mostrarsi.
Dichiararsi.
Permettere agli altri di conoscere il proprio orientamento sessuale.
Questo può richiedere molto coraggio.
Ma essere visibili non significa necessariamente sentirsi conosciuti.
Possiamo essere apertamente gay e continuare a nascondere le parti emotive che consideriamo più difficili da mostrare.
Possiamo parlare liberamente di sesso e non riuscire a dire che ci sentiamo soli.
Possiamo raccontare molti dettagli delle nostre relazioni e non ammettere quanto abbiamo paura di essere abbandonati.
Possiamo mostrare il corpo e mantenere protetto quasi tutto il resto.
Una relazione autentica richiede una visibilità diversa.
Non soltanto permettere all’altro di sapere che cosa facciamo, ma lasciargli intravedere che cosa quell’esperienza significa per noi.
La relazione che presentiamo e quella che viviamo
A volte esiste una grande distanza tra la relazione che mostriamo e quella che viviamo.
Dall’esterno può sembrare stabile, libera, intensa o perfettamente moderna.
All’interno, però, possiamo sentirci confusi, soli o costantemente in attesa.
Possiamo difendere il tipo di relazione che abbiamo scelto anche quando non corrisponde più ai nostri bisogni.
Possiamo insistere di essere indipendenti mentre soffriamo per la mancanza di presenza.
Possiamo descrivere una relazione come aperta e consapevole quando, in realtà, alcuni accordi non vengono mai discussi chiaramente.
Oppure possiamo chiamare stabilità una relazione nella quale entrambi evitano sistematicamente ogni argomento difficile.
L’autenticità richiede la disponibilità a vedere la relazione reale, non soltanto l’idea che vogliamo avere di essa.
Non esiste un solo modello di relazione autentica
Una relazione autentica non deve necessariamente essere monogama.
Non deve essere aperta.
Non deve prevedere convivenza, matrimonio o una particolare forma di impegno.
Due uomini possono costruire una relazione profonda all’interno di modelli molto diversi.
La domanda non è soltanto quale forma abbiano scelto.
La domanda è se quella forma viene vissuta con chiarezza e responsabilità.
Gli accordi vengono realmente condivisi?
Entrambi possono esprimere ciò che desiderano?
Esiste spazio per cambiare idea?
Le paure vengono ascoltate oppure liquidate come insicurezza?
La libertà è reciproca o protegge soprattutto uno dei due?
Una struttura relazionale non diventa consapevole soltanto perché è alternativa.
La monogamia può essere scelta liberamente oppure utilizzata per controllare.
Una relazione aperta può esprimere fiducia e libertà oppure servire a evitare la vicinanza.
La forma conta, ma non racconta da sola la qualità dell’incontro.
Quando l’intimità comincia a fare paura
All’inizio di una relazione possiamo sentirci molto aperti.
L’attrazione, la novità e la distanza lasciano spazio all’immaginazione.
Possiamo mostrare parti di noi con una libertà che sorprende perfino noi stessi.
Poi l’altra persona diventa importante.
Ora può realmente ferirci.
Può conoscerci meglio.
Può vedere le nostre contraddizioni.
Può decidere che non vuole restare.
È spesso in questo momento che emergono le difese.
Possiamo diventare improvvisamente più critici.
Perdere interesse quando l’altro diventa disponibile.
Sentire il bisogno di maggiore distanza.
Oppure possiamo aggrapparci, controllare e chiedere rassicurazioni continue.
Un uomo si allontana quando sente troppa vicinanza.
L’altro aumenta la vicinanza perché sente la distanza.
Più uno fugge, più l’altro insegue.
Entrambi finiscono per confermare la paura dell’altro.
Questo processo è strettamente collegato alla paura dell’intimità negli uomini gay.
Dire ciò che desideriamo senza trasformarlo in una pretesa
Una relazione autentica richiede la capacità di esprimere bisogni e desideri.
Ma esprimere un bisogno non significa che l’altra persona sia obbligata a soddisfarlo.
Posso dire:
“Per me è importante sentirci con una certa continuità.”
Posso dire:
“Non riesco a stare bene in una relazione completamente indefinita.”
Posso dire:
“Ho bisogno di maggiore presenza emotiva.”
Queste parole rendono visibile la mia esperienza.
Non garantiscono che l’altro possa offrirmi ciò che desidero.
L’autenticità comprende anche la capacità di ascoltare la risposta.
Non soltanto le parole, ma i comportamenti.
Una persona può dirci di tenere a noi e continuare a essere sistematicamente assente.
Può dichiararsi pronta a costruire qualcosa e mantenere la relazione in uno stato permanente di ambiguità.
Essere autentici significa anche smettere di utilizzare soltanto le promesse per ignorare ciò che accade.
Il bisogno non espresso diventa spesso risentimento
Molte persone non esprimono un bisogno perché vogliono evitare il conflitto.
Sperano che l’altro lo comprenda spontaneamente.
Si adattano.
Dicono che va tutto bene.
Poi accumulano delusione.
Il bisogno non scompare.
Cambia forma.
Può diventare irritazione, freddezza o critica.
Possiamo iniziare a punire l’altra persona per non avere capito qualcosa che non abbiamo mai detto chiaramente.
Oppure presentiamo il bisogno soltanto quando siamo ormai esasperati.
A quel punto non sembra più una richiesta.
Sembra un’accusa.
Una comunicazione autentica non richiede di parlare immediatamente.
Richiede però di non nascondere indefinitamente ciò che è importante per noi.
Autenticità non significa scaricare ogni emozione
Dire tutto ciò che proviamo non è sempre un atto di autenticità.
A volte è semplicemente reattività.
Se ricevo un messaggio che mi ferisce e rispondo immediatamente, posso essere sincero riguardo alla mia rabbia.
Ma potrei non essere ancora in contatto con ciò che si trova sotto quella rabbia.
Paura.
Delusione.
Vergogna.
Bisogno di essere rassicurato.
La mindfulness crea uno spazio tra l’emozione e la comunicazione.
Non per reprimere ciò che proviamo.
Per capire che cosa vogliamo realmente dire.
“Tu non mi consideri mai”
può essere la prima forma della reazione.
Dopo avere osservato meglio, potremmo scoprire una frase più precisa:
“Quando accade questo, mi sento poco importante e vorrei capire come vivi tu la nostra relazione.”
La seconda frase non garantisce una buona risposta.
Ma offre all’altro una possibilità maggiore di incontrarci, invece di costringerlo immediatamente a difendersi.
L’autenticità richiede vulnerabilità
Non possiamo costruire intimità mostrando soltanto le parti che consideriamo forti, desiderabili o facili da amare.
Prima o poi una relazione incontra anche la paura, la vergogna e il bisogno.
La vulnerabilità consiste nel permettere all’altra persona di vedere qualcosa che potrebbe non accogliere come speriamo.
Dire che ci importa.
Ammettere che siamo stati feriti.
Riconoscere che abbiamo paura.
Chiedere qualcosa senza sapere se verrà concesso.
Questo non significa mostrare tutto indiscriminatamente.
La vulnerabilità richiede anche discernimento.
Non tutte le persone sanno trattare con cura ciò che affidiamo loro.
Possiamo aprirci gradualmente e osservare la qualità della risposta.
Possiamo essere sinceri senza rinunciare ai nostri confini.
Ho approfondito questo tema nell’articolo sulla vulnerabilità emotiva tra uomini gay.
L’autenticità dell’altro non dipende da noi
Possiamo lavorare molto su noi stessi.
Imparare a comunicare con maggiore chiarezza.
Osservare la nostra reattività.
Mostrare ciò che proviamo.
Ma non possiamo creare autenticità per due persone.
Non possiamo obbligare qualcuno a essere presente.
Non possiamo costringerlo a dire ciò che vuole.
Non possiamo renderlo emotivamente disponibile attraverso abbastanza pazienza, meditazione o comprensione.
Una relazione autentica richiede reciprocità.
Non una perfetta simmetria, ma una disponibilità condivisa a guardare ciò che accade.
Se uno parla e l’altro evita costantemente, non c’è dialogo.
Se uno si espone e l’altro utilizza quell’apertura contro di lui, non c’è sicurezza.
Se uno continua a chiedere chiarezza e l’altro mantiene l’ambiguità perché gli conviene, il problema non è soltanto una diversa modalità comunicativa.
Riconoscere questo non significa giudicare l’altra persona.
Significa vedere i limiti reali della relazione.
Comprendere l’altro senza giustificarlo continuamente
La consapevolezza può aiutarci a comprendere che anche l’altra persona ha paure, difese e una storia.
Questa comprensione può ridurre la rabbia e rendere possibile una comunicazione più umana.
Ma comprendere non significa giustificare tutto.
Possiamo capire perché qualcuno si chiude e riconoscere comunque che quella chiusura ci fa soffrire.
Possiamo vedere la sua paura dell’intimità e decidere che non vogliamo restare indefinitamente in una relazione senza intimità.
Possiamo provare compassione senza rinunciare ai nostri limiti.
A volte utilizziamo la comprensione per evitare una verità semplice:
la persona che amiamo non può offrirci ciò di cui abbiamo bisogno.
Questa verità può essere dolorosa.
Ma è più autentica della speranza mantenuta soltanto attraverso spiegazioni.
Il conflitto non rende una relazione meno autentica
Una relazione autentica non è una relazione senza conflitto.
Due persone hanno storie, bisogni e sensibilità differenti.
Prima o poi ci saranno incomprensioni.
Il conflitto può perfino rendere la relazione più profonda, quando permette di mostrare qualcosa che fino a quel momento era rimasto nascosto.
La domanda non è se litighiamo.
È che cosa accade durante e dopo il conflitto.
Riusciamo ad ascoltare?
Possiamo riconoscere il nostro contributo senza assumerci automaticamente tutta la colpa?
Sappiamo riparare?
Le scuse producono un cambiamento oppure servono soltanto a chiudere momentaneamente la discussione?
Possiamo parlare di un problema senza minacciare continuamente la relazione?
L’autenticità si vede anche nella capacità di rimanere presenti quando l’immagine armoniosa della coppia viene messa in discussione.
Dire la verità senza usare la verità come arma
La sincerità può essere utilizzata per avvicinare oppure per ferire.
Possiamo dire qualcosa di vero nel momento e nel modo più distruttivi possibili.
Poi difenderci dicendo:
“Sono soltanto onesto.”
Ma l’autenticità non ci libera dalla responsabilità per il modo in cui comunichiamo.
Possiamo dire una verità difficile senza umiliare.
Possiamo esprimere un limite senza punire.
Possiamo riconoscere che il desiderio è cambiato senza demolire il valore dell’altra persona.
Possiamo anche aspettare il momento in cui siamo sufficientemente presenti da non utilizzare la conversazione soltanto per scaricare tensione.
Non si tratta di addolcire tutto.
Si tratta di distinguere la chiarezza dalla crudeltà.
Ascoltare non significa essere d’accordo
La connessione autentica non dipende soltanto dalla capacità di parlare.
Dipende anche dalla capacità di ascoltare qualcosa che non conferma la nostra versione.
Quando l’altra persona parla, possiamo essere già impegnati a costruire una risposta.
Cerchiamo errori.
Prepariamo la difesa.
Aspettiamo il punto nel quale poter dimostrare di avere ragione.
In questo modo sentiamo le parole, ma non incontriamo l’esperienza dell’altro.
Ascoltare non significa accettare automaticamente la sua interpretazione.
Significa riuscire, almeno per un momento, a comprendere come la situazione appare dal suo punto di vista.
Possiamo comprendere e continuare a non essere d’accordo.
Possiamo ascoltare il dolore dell’altro senza negare il nostro.
Possiamo riconoscere l’effetto delle nostre azioni anche quando le nostre intenzioni erano diverse.
La mindfulness nelle relazioni autentiche
La mindfulness non crea automaticamente sincerità, intimità o reciprocità.
Ci aiuta però a vedere gli ostacoli nel momento in cui sorgono.
La contrazione prima della chiusura.
La paura prima del controllo.
Il desiderio di avere ragione prima dell’interruzione.
La vergogna prima dell’ironia.
La sensazione di essere rifiutati prima della conclusione che l’altro non ci ami.
Questo è il cuore del lavoro sulla mindfulness nelle relazioni.
Non significa diventare sempre calmi.
Significa riconoscere più rapidamente quando una reazione sta decidendo al posto nostro.
All’inizio ce ne accorgiamo dopo avere parlato.
Poi durante la conversazione.
Qualche volta, con la pratica, riusciamo a vedere la reazione prima di trasformarla in comportamento.
In quel momento possiamo scegliere se seguire l’impulso oppure restare ancora un po’ con ciò che sentiamo.
Capire i propri schemi non basta
Possiamo sapere di avere paura dell’abbandono.
Sapere che scegliamo spesso uomini indisponibili.
Sapere che ci chiudiamo quando una relazione diventa importante.
Possiamo perfino spiegare perfettamente da dove proviene ogni schema.
E continuare comunque a ripeterlo.
Capire non basta.
Il cambiamento avviene quando vediamo lo schema mentre si manifesta.
Quando notiamo che stiamo idealizzando una persona che conosciamo appena.
Quando riconosciamo l’impulso a inseguire qualcuno che ci offre soltanto ambiguità.
Quando sentiamo il desiderio di allontanarci proprio perché l’altro si sta avvicinando.
Quando ci accorgiamo che stiamo per rinunciare a un bisogno per paura di essere lasciati.
È questa osservazione diretta a creare una possibilità nuova.
Autenticità e autostima
È difficile essere autentici quando il nostro valore dipende completamente dalla risposta dell’altro.
Se un rifiuto significa che non valiamo, sarà quasi impossibile esporci con sincerità.
Nasconderemo ciò che desideriamo.
Diremo ciò che pensiamo l’altro voglia sentire.
Accetteremo situazioni che ci fanno soffrire per paura di perdere la relazione.
Oppure rifiuteremo per primi, così da non correre il rischio di essere rifiutati.
Una maggiore stabilità nel rapporto con noi stessi non elimina la vulnerabilità.
Ci permette di affrontarla senza doverci modificare completamente per essere scelti.
Il legame tra rifiuto, valore personale e relazioni è approfondito nell’articolo sull’autostima negli uomini gay.
Non restare in una relazione soltanto per dimostrare di saper amare
A volte confondiamo l’autenticità con la perseveranza.
Pensiamo che una relazione profonda richieda di attraversare qualunque difficoltà.
Che andarsene significhi fuggire.
Che mettere un limite dimostri incapacità di amare.
Ma non ogni relazione può essere trasformata.
Non tutte le differenze possono essere conciliate.
Non ogni distanza è una difesa che scomparirà con abbastanza pazienza.
Una relazione autentica può anche finire.
Può terminare proprio perché due persone hanno smesso di nascondere ciò che desiderano e hanno riconosciuto di non poterlo costruire insieme.
Restare non è sempre coraggio.
Andarsene non è sempre evitamento.
La consapevolezza serve anche a distinguere le due cose.
Costruire fiducia attraverso la coerenza
La fiducia non nasce soltanto dalle dichiarazioni.
Nasce dalla ripetizione di comportamenti sufficientemente coerenti.
Dire la verità.
Mantenere gli accordi.
Comunicare quando qualcosa cambia.
Non utilizzare il silenzio come punizione.
Riconoscere un errore senza trasformare immediatamente la conversazione in una difesa.
Presentarsi emotivamente, non soltanto fisicamente.
Le grandi dichiarazioni possono essere commoventi.
Ma sono i gesti ordinari a rendere una relazione sicura.
La fiducia cresce quando ciò che diciamo e ciò che facciamo non vivono in due mondi completamente separati.
L’autenticità richiede tempo
Non conosciamo una persona perché abbiamo trascorso una notte intensa o raccontato rapidamente parti importanti della nostra vita.
L’intimità non coincide sempre con l’intensità.
L’intensità può creare la sensazione di una connessione profonda prima che la relazione abbia avuto il tempo di dimostrarla.
L’autenticità si costruisce lentamente.
Attraverso conversazioni ripetute.
Conflitti attraversati.
Limiti rispettati.
Momenti in cui siamo stati delusi e abbiamo potuto parlarne.
Momenti in cui l’altro non era come lo avevamo immaginato e abbiamo scelto di vedere chi fosse realmente.
Non ogni relazione intensa diventa profonda.
Non ogni relazione profonda comincia con intensità.
Le relazioni come luogo della pratica
Possiamo meditare con grande attenzione e perdere completamente quella presenza appena una persona importante cambia tono.
Le relazioni toccano direttamente ciò a cui siamo più attaccati.
Il bisogno di essere amati.
La paura di essere sostituiti.
L’immagine che vogliamo offrire.
Il desiderio di controllare ciò che non può essere controllato.
Per questo le relazioni sono uno dei luoghi più reali della pratica.
Non sono una distrazione dal cammino.
Rendono visibili i punti nei quali la consapevolezza non è ancora diventata parte del modo in cui viviamo.
La pratica non ci rende partner perfetti.
Può aiutarci a vedere prima quando stiamo nascondendo, manipolando, interpretando o abbandonando noi stessi.
Una relazione autentica non è una relazione perfetta
In una relazione autentica continueremo a sbagliare.
Diremo qualcosa nel modo sbagliato.
Ci chiuderemo.
Avremo paura.
Proietteremo sull’altro una parte della nostra storia.
L’autenticità non elimina tutto questo.
Rende possibile riconoscerlo.
Possiamo tornare su una conversazione.
Dire:
“Mi sono difeso e non sono riuscito ad ascoltarti.”
“Ho detto che non mi importava, ma in realtà ero ferito.”
“Ti ho chiesto di rassicurarmi senza dirti chiaramente che avevo paura.”
La capacità di riparare è spesso più importante del tentativo di non sbagliare mai.
Essere autentici anche con se stessi
Non possiamo creare una relazione autentica se continuiamo a mentire a noi stessi.
Se diciamo di volere leggerezza quando desideriamo impegno.
Se insistiamo di stare bene in una situazione che ci rende costantemente ansiosi.
Se chiamiamo libertà la paura di dipendere.
Se chiamiamo amore l’incapacità di lasciare andare una relazione che non esiste realmente.
Se continuiamo a cercare qualcuno che ci scelga senza domandarci se noi stiamo scegliendo lui.
L’autenticità comincia dalla disponibilità a vedere ciò che c’è.
Non ciò che dovrebbe esserci.
Non ciò che speriamo comparirà in futuro.
Non la relazione che potremmo avere se l’altro cambiasse.
La relazione che stiamo realmente vivendo.
Costruire una relazione più vera
Una relazione autentica non nasce da una formula.
Si costruisce attraverso piccoli atti ripetuti.
Dire ciò che proviamo prima che diventi risentimento.
Ascoltare senza preparare immediatamente la difesa.
Chiedere chiarezza.
Rispettare un no.
Mostrare un bisogno senza trasformarlo in una minaccia.
Riconoscere quando la paura sta parlando al posto nostro.
Vedere l’altro per ciò che è, non soltanto per ciò che desideriamo che diventi.
E, quando necessario, accettare che l’autenticità possa mostrarci non soltanto come restare, ma anche quando andare via.
Una relazione diventa autentica quando non dobbiamo più scegliere continuamente tra essere amati ed essere noi stessi.
Se questo tema ti interessa...
Puoi approfondirlo attraverso:
Per un percorso dedicato alle esperienze affettive e relazionali degli uomini gay, puoi leggere anche la pagina sul mindfulness coaching per uomini gay.
Puoi inoltre approfondire il rapporto tra presenza, attaccamento e reattività nella guida completa alla mindfulness nelle relazioni.