Perché le relazioni tra uomini gay possono essere difficili

Perché le relazioni tra uomini gay possono essere difficili

Quando una relazione tra due uomini diventa difficile, è facile arrivare a conclusioni molto rapide.

Gli uomini gay non vogliono impegnarsi.

Cercano soltanto sesso.

Hanno paura dell’intimità.

Le relazioni gay non durano.

Sono frasi che si sentono spesso e che, qualche volta, possiamo arrivare a ripetere anche a noi stessi dopo una serie di delusioni.

Ma spiegano davvero ciò che accade?

Credo che la realtà sia molto più complessa.

Le difficoltà relazionali non appartengono esclusivamente agli uomini gay. La paura del rifiuto, il bisogno di conferme, la gelosia, l’evitamento e l’incapacità di comunicare attraversano tutte le relazioni umane.

Essere uomini gay, però, può significare essere cresciuti in condizioni particolari.

Molti di noi hanno imparato presto a osservare se stessi attraverso lo sguardo degli altri.

A capire quali parti mostrare.

Quali desideri nascondere.

Quanto fosse sicuro essere veramente visibili.

Quando queste esperienze non vengono riconosciute, possono continuare a entrare nelle nostre relazioni adulte, anche molto tempo dopo che abbiamo accettato razionalmente il nostro orientamento sessuale.

Non perché ci sia qualcosa di sbagliato nelle relazioni tra uomini gay, ma perché nessuno entra in una relazione senza portare con sé la propria storia.

Crescere imparando a controllarsi

Non tutti gli uomini gay hanno vissuto un rifiuto esplicito.

Non tutti sono stati insultati, emarginati o allontanati dalla famiglia.

A volte il messaggio è stato molto più sottile.

Una battuta sentita a scuola.

Un commento di un genitore.

Il modo in cui gli adulti parlavano di un uomo considerato troppo femminile.

La sensazione che certi gesti, interessi o emozioni dovessero essere controllati.

Un bambino può non avere ancora le parole per descrivere ciò che prova, ma può già comprendere che essere visto completamente comporta un rischio.

Può imparare a osservare attentamente l’ambiente.

A modificare il tono della voce.

A trattenere l’affetto.

A costruire una versione di sé che sembri più accettabile.

Questa capacità di adattamento può essere stata necessaria.

Può averci protetto.

Ma ciò che ci protegge in una fase della vita può diventare un ostacolo quando cerchiamo intimità.

Perché una relazione profonda richiede proprio ciò che abbiamo imparato a temere: essere conosciuti.

Desiderare l’intimità e averne paura

Possiamo desiderare moltissimo una relazione e, nello stesso tempo, sentirci minacciati quando una persona comincia ad avvicinarsi davvero.

Finché l’altro è distante, possiamo idealizzarlo.

Possiamo desiderarlo, immaginare il futuro e provare un’intensità che sembra amore.

Quando però la vicinanza diventa reale, qualcosa può cambiare.

Ora quella persona può vederci.

Può conoscerci meglio.

Può scoprire le nostre fragilità.

E può decidere di andarsene.

Per proteggerci, possiamo cominciare a notare improvvisamente tutto ciò che non va.

Possiamo perdere interesse, diventare critici o cercare altrove l’intensità che la stabilità non offre più.

Oppure possiamo fare il contrario.

Possiamo aggrapparci alla relazione, cercare rassicurazioni continue e interpretare ogni distanza come un segnale di abbandono.

Un comportamento spinge l’altro lontano.

L’altro cerca di impedirgli di andarsene.

Sembrano movimenti opposti, ma possono nascere dalla stessa difficoltà: lasciarsi coinvolgere senza sapere in anticipo come finirà.

Ho approfondito questo tema nell’articolo sulla vulnerabilità emotiva tra uomini gay.

Quando il desiderio diventa una conferma del proprio valore

Essere desiderati può avere un significato molto profondo.

Non è soltanto piacere sessuale.

Per qualcuno può diventare la prova di essere visibile, attraente e degno di attenzione.

Questo rende il desiderio particolarmente potente, ma anche instabile.

Quando qualcuno ci cerca, ci sentiamo valorizzati.

Quando non risponde, sceglie un altro uomo o perde interesse, possiamo vivere l’esperienza come una diminuzione del nostro valore.

Le app di incontri rendono questo processo molto veloce.

In pochi minuti possiamo essere guardati, scelti, ignorati, desiderati e sostituiti.

La mente viene continuamente invitata a confrontare.

Chi è più giovane?

Chi ha un corpo migliore?

Chi riceve più messaggi?

Chi ha maggiori possibilità di essere scelto?

Il problema non è il sesso e non sono necessariamente le app.

Il problema nasce quando affidiamo interamente allo sguardo degli altri il compito di dirci quanto valiamo.

Ogni conferma porta sollievo, ma il sollievo dura poco.

Presto avremo bisogno di un’altra risposta, di un altro incontro o di un altro sguardo.

La libertà non è il contrario dell’intimità

Nelle relazioni tra uomini gay esiste spesso una maggiore libertà nel mettere in discussione i modelli tradizionali.

Questo può essere un grande valore.

Non siamo obbligati a riprodurre automaticamente i ruoli di una coppia eterosessuale tradizionale.

Possiamo interrogarci su monogamia, sessualità, convivenza, autonomia e forme diverse di relazione.

Ma mettere in discussione un modello non significa automaticamente avere costruito un’alternativa consapevole.

A volte chiamiamo libertà ciò che è paura di dipendere.

Chiamiamo indipendenza la difficoltà di chiedere aiuto.

Chiamiamo leggerezza l’impossibilità di restare quando qualcosa diventa emotivamente impegnativo.

Altre volte facciamo l’errore opposto.

Cerchiamo nella stabilità, nell’esclusività o nella presenza costante dell’altra persona una garanzia contro ogni paura.

Ma nessuna struttura relazionale elimina automaticamente l’insicurezza.

Una relazione aperta può essere vissuta con chiarezza e responsabilità oppure utilizzata per evitare l’intimità.

Una relazione monogama può offrire stabilità oppure diventare una richiesta continua di controllo.

La forma della relazione conta.

Ma non ci dice da sola con quanta consapevolezza quella relazione venga vissuta.

Gli schemi cambiano persona, ma rimangono riconoscibili

Una relazione finisce.

Conosciamo un altro uomo.

All’inizio tutto sembra diverso.

Il carattere è diverso.

La storia è diversa.

L’attrazione è diversa.

Poi, lentamente, cominciano a comparire sensazioni familiari.

Di nuovo siamo noi a inseguire qualcuno emotivamente distante.

Di nuovo perdiamo interesse quando l’altra persona si avvicina.

Di nuovo non esprimiamo ciò di cui abbiamo bisogno e accumuliamo risentimento.

Di nuovo restiamo in una situazione che ci fa soffrire perché l’idea di essere lasciati sembra ancora più dolorosa.

È facile concludere di incontrare sempre le persone sbagliate.

A volte è vero: possiamo scegliere partner realmente indisponibili o incompatibili.

Ma vale la pena osservare anche che cosa riconosciamo come familiare e quindi, inconsapevolmente, come attraente.

Uno schema non è soltanto un pensiero.

È un’intera sequenza di sensazioni, aspettative, interpretazioni e comportamenti.

Per questo comprenderlo razionalmente non sempre basta a modificarlo.

Possiamo sapere perfettamente di essere attratti da uomini distanti e continuare a provare attrazione proprio per loro.

Possiamo sapere di avere paura dell’abbandono e continuare a mandare messaggi impulsivi quando qualcuno non risponde.

Il cambiamento comincia quando riusciamo a vedere il processo mentre accade, non soltanto quando lo raccontiamo dopo.

La difficoltà di dire ciò di cui abbiamo bisogno

Molti uomini sono stati educati a non mostrare apertamente il bisogno emotivo.

Essere forti significa non dipendere.

Non chiedere troppo.

Non apparire vulnerabili.

Tra due uomini questa educazione può incontrarsi da entrambe le parti.

Entrambi possono desiderare vicinanza e, nello stesso tempo, aspettare che sia l’altro a esporsi per primo.

Entrambi possono sentirsi feriti e mostrare soltanto rabbia.

Entrambi possono interpretare il silenzio come disinteresse, senza riuscire a dire:

“Questa distanza mi fa paura.”

Oppure:

“Ho bisogno di capire che cosa stiamo costruendo.”

Esprimere un bisogno non garantisce che venga accolto.

Ed è proprio questo che rende la vulnerabilità difficile.

Quando diciamo chiaramente ciò che desideriamo, rinunciamo alla protezione dell’ambiguità.

L’altra persona può rispondere.

Ma può anche dirci che non vuole o non può offrirci ciò che chiediamo.

La sincerità non protegge dal rifiuto.

Protegge però dal dover vivere indefinitamente in una relazione immaginata.

La mindfulness non aggiusta la relazione

La mindfulness viene talvolta presentata come uno strumento per comunicare meglio, ridurre i conflitti e costruire rapporti più armoniosi.

Può certamente contribuire a tutto questo.

Ma non è una tecnica per rendere compatibili due persone che non lo sono.

Non trasforma automaticamente un partner indisponibile in una persona presente.

Non rende sana una relazione manipolatoria.

Non ci insegna ad accettare qualunque comportamento con maggiore serenità.

La mindfulness aiuta prima di tutto a vedere.

Vedere la contrazione nel corpo prima dell’accusa.

Vedere la paura prima che diventi controllo.

Vedere il desiderio di fuggire prima di convincerci che non proviamo più nulla.

Vedere il bisogno reale sotto la strategia che utilizziamo per soddisfarlo.

Vedere anche i fatti della relazione, senza modificarli per paura di perdere l’altra persona.

Questo è il cuore del lavoro che descrivo nella guida completa alla mindfulness e alle relazioni.

Consapevolezza non significa controllare le emozioni

Quando una relazione tocca un punto vulnerabile, spesso vogliamo liberarci immediatamente di ciò che proviamo.

Vogliamo smettere di essere gelosi.

Smettere di avere paura.

Smettere di pensare.

Smettere di desiderare una persona che non ci offre ciò di cui abbiamo bisogno.

Ma la lotta contro l’esperienza può diventare un’altra forma di sofferenza.

La pratica non consiste nel costringerci a essere calmi.

Consiste nel riconoscere ciò che è presente senza consegnargli immediatamente il comando.

Posso sentire paura senza mandare il quinto messaggio.

Posso provare gelosia senza trasformarla subito in un’accusa.

Posso desiderare una persona e, nello stesso tempo, vedere che quella relazione non mi fa bene.

Posso provare dolore senza concludere automaticamente che devo fare qualcosa per eliminarlo.

Questa capacità non appare tutta insieme.

All’inizio riconosciamo la reazione dopo aver agito.

Poi cominciamo a vederla mentre accade.

Qualche volta riusciamo a notarla prima che diventi un comportamento.

È in quel momento che una risposta diversa diventa possibile.

Non tutto viene dal passato

Quando parliamo di schemi, esiste il rischio di attribuire ogni difficoltà alla nostra storia personale.

Se sono geloso, deve essere la mia insicurezza.

Se soffro, deve essere la mia paura dell’abbandono.

Se chiedo chiarezza, forse sono troppo bisognoso.

Ma non tutto ciò che accade in una relazione è una proiezione.

A volte l’altra persona è realmente incoerente.

A volte promette presenza e poi scompare.

A volte utilizza l’ambiguità per ricevere vicinanza senza assumersi responsabilità.

A volte due bisogni sono semplicemente incompatibili.

La consapevolezza non consiste nel trovare sempre il problema dentro di noi.

Consiste nel distinguere il più chiaramente possibile ciò che stiamo aggiungendo attraverso la paura da ciò che sta effettivamente accadendo nella relazione.

Posso riconoscere la mia reattività e chiedere comunque rispetto.

Posso lavorare sulla mia paura dell’abbandono e decidere comunque di lasciare una persona che non è disponibile.

Posso comprendere la storia dell’altro senza trasformarla in una giustificazione permanente.

Costruire una relazione autentica

Una relazione autentica non è una relazione nella quale diciamo tutto, sempre e immediatamente.

Non è neppure una relazione senza conflitti.

È una relazione nella quale possiamo progressivamente smettere di recitare.

Non dobbiamo fingere di essere più indipendenti di quanto siamo.

Non dobbiamo nascondere ogni bisogno per apparire desiderabili.

Non dobbiamo utilizzare il sesso per evitare sistematicamente la vicinanza emotiva.

Non dobbiamo promettere una disponibilità che non possiamo offrire.

L’autenticità richiede anche la capacità di tollerare che l’altra persona sia diversa da come la vorremmo.

Può avere ritmi differenti.

Bisogni differenti.

Una diversa idea di coppia, sesso, libertà o convivenza.

Non tutte le differenze possono essere conciliate.

Ma possono essere viste e nominate, invece di rimanere nascoste sotto aspettative e risentimenti.

In questo senso, costruire relazioni più autentiche tra uomini gay non significa trovare il modello perfetto.

Significa incontrarsi con abbastanza onestà da vedere che cosa ognuno può realmente offrire.

Le relazioni come parte della pratica

Dopo quasi trent’anni di pratica, considero le relazioni uno dei luoghi nei quali la mindfulness viene messa maggiormente alla prova.

È possibile sentirsi molto presenti durante la meditazione e perdere completamente quella presenza quando qualcuno ci rifiuta, ci critica o si allontana.

Questo non rende la pratica inutile.

Mostra dove deve continuare.

Le relazioni rendono visibili l’attaccamento, l’avversione, il bisogno di controllo e le storie attraverso cui costruiamo continuamente l’immagine di noi stessi e dell’altro.

Ci mostrano anche la tenerezza, la generosità e la capacità di restare accanto a un’esperienza senza cercare subito di cambiarla.

Non dobbiamo trasformare ogni relazione in un esercizio spirituale.

Ma possiamo smettere di considerare la nostra vita affettiva come qualcosa di separato dalla pratica.

È facile osservare il respiro quando nessuno sta mettendo in discussione ciò che desideriamo.

La pratica diventa più profonda quando riusciamo a osservare anche ciò che accade mentre amiamo, temiamo, ci aggrappiamo o cerchiamo di fuggire.

Le relazioni tra uomini gay non sono destinate a essere difficili

Parlare delle difficoltà non significa concludere che le relazioni tra uomini gay siano inevitabilmente instabili o meno profonde.

Significa riconoscere le condizioni reali nelle quali molti di noi hanno imparato a relazionarsi.

Ciò che è stato appreso può essere osservato.

Ciò che viene osservato può cominciare a perdere la propria automaticità.

Non tutto cambierà immediatamente.

Continueremo a provare paura.

A volte reagiremo.

A volte sceglieremo persone non disponibili.

A volte ci accorgeremo troppo tardi di avere nascosto ciò di cui avevamo bisogno.

Ma la consapevolezza può modificare il rapporto con questi schemi.

Non ci promette una relazione senza sofferenza.

Ci permette di incontrare l’amore senza doverci nascondere continuamente, senza abbandonare noi stessi e senza chiedere all’altra persona di proteggerci da ogni vulnerabilità.

Se questo tema ti interessa...

Puoi approfondirlo attraverso:

Per un percorso dedicato alle esperienze affettive e relazionali degli uomini gay, puoi leggere anche la pagina sul mindfulness coaching per uomini gay.

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