Meditazione e pensieri: come smettere di farsi trascinare dalla mente
Una delle convinzioni più diffuse tra chi inizia a meditare è questa.
«Non riesco a smettere di pensare.»
La sento continuamente durante i corsi e gli incontri individuali.
Molte persone arrivano convinte che meditare significhi svuotare completamente la mente.
Poi si siedono.
Chiudono gli occhi.
E scoprono che i pensieri continuano ad arrivare.
Così concludono di non essere portate per la meditazione.
In realtà stanno vivendo esattamente ciò che dovrebbe accadere.
Dopo quasi trent'anni di pratica e di insegnamento posso dirti una cosa con una certa sicurezza.
Non ho mai incontrato qualcuno con "troppi pensieri".
Ho incontrato moltissime persone convinte che il loro compito fosse eliminarli.
Ed è proprio qui che nasce il fraintendimento.
Il problema non sono i pensieri
I pensieri fanno parte del funzionamento naturale della mente.
La mente pensa.
Così come il cuore batte e i polmoni respirano.
Il problema non è che i pensieri compaiano.
Il problema è quanto facilmente veniamo trascinati da ciò che raccontano.
Compare un pensiero.
Lo seguiamo.
Lo sviluppiamo.
Costruiamo scenari.
Immaginiamo conversazioni.
Riviviamo il passato.
Anticipiamo il futuro.
E senza quasi accorgercene perdiamo completamente il contatto con il momento presente.
Se durante la meditazione ti sembra impossibile fermare la mente, sappi che è un'esperienza comune. Ne parlo più approfonditamente anche nell'articolo Perché non riesco a meditare?.
Perché la mente pensa continuamente
La mente è progettata per pensare.
Analizza.
Confronta.
Ricorda.
Fa previsioni.
Cerca di proteggerci da ciò che considera pericoloso o incerto.
Non è un errore.
È il suo funzionamento naturale.
Per questo la meditazione non cerca di spegnere la mente.
Cerca di cambiare il nostro rapporto con ciò che la mente produce.
Questo è uno dei principi fondamentali della mindfulness.
Imparare a osservare i processi mentali invece di esserne continuamente guidati.
Che cosa insegna davvero la meditazione
Quando insegno Vipassanā non invito mai gli studenti a smettere di pensare.
Sarebbe una battaglia persa in partenza.
La pratica insegna qualcosa di molto più realistico.
Osservare un pensiero senza seguirlo.
Può sembrare una differenza sottile.
In realtà cambia completamente il modo in cui viviamo la nostra esperienza.
Il pensiero continua ad arrivare.
Ma non siamo più costretti a salirci sopra come se fosse un treno in partenza.
Possiamo semplicemente riconoscerlo.
Osservarlo.
E tornare al momento presente.
Con una pratica costante non diminuisce necessariamente il numero dei pensieri.
Cambia il modo in cui ci relazioniamo ad essi.
Ed è proprio questo uno dei principali benefici della meditazione Vipassanā.
Un esempio molto semplice
Immagina di essere seduto a meditare.
All'improvviso compare un pensiero.
"Domani devo assolutamente rispondere a quella mail."
Se manca la consapevolezza, quel pensiero diventa immediatamente una catena di altri pensieri.
La mail.
Il collega.
La riunione.
Una discussione avuta mesi prima.
Il giudizio su te stesso.
E, nel giro di pochi secondi, la meditazione è completamente sparita.
Con la pratica succede qualcosa di diverso.
Il pensiero compare.
Lo riconosci.
Ti accorgi che la mente sta pensando.
E torni gentilmente al respiro.
O alle sensazioni del corpo.
Non hai eliminato il pensiero.
Hai interrotto il pilota automatico.
Perché all'inizio sembra addirittura peggio
Molti mi dicono:
«Da quando medito penso ancora di più.»
In realtà non è così.
I pensieri erano già presenti.
Semplicemente adesso inizi a notarli.
È un po' come entrare in una stanza illuminata dopo essere stati al buio.
La polvere non è comparsa in quel momento.
Era presente anche prima.
Solo che finalmente puoi vederla.
Ed è proprio questa consapevolezza che rende possibile il cambiamento.
Come smettere di farsi trascinare dai pensieri
La pratica è molto più semplice di quanto immaginiamo.
- Accorgiti che è comparso un pensiero.
- Non cercare di eliminarlo.
- Non svilupparlo.
- Riporta gentilmente l'attenzione al respiro o alle sensazioni del corpo.
- Ripeti questo processo tutte le volte che è necessario.
Questa è la pratica.
Ancora.
E ancora.
Non esiste una seduta perfetta.
Ogni volta che ti accorgi di esserti distratto e ritorni al presente, stai allenando la consapevolezza.
Se stai iniziando il tuo percorso, potrebbe esserti utile leggere anche Come iniziare a meditare da soli.
Il corpo ci riporta nel presente
Quando ci accorgiamo di essere stati trascinati dai pensieri, la domanda non è:
«Come faccio a smettere di pensare?»
La domanda diventa un'altra.
«A cosa posso tornare, adesso?»
Nella pratica della Vipassanā la risposta è semplice.
Torniamo al corpo.
Al respiro.
Alle sensazioni fisiche.
Ai punti di contatto con la sedia o con il pavimento.
Perché il corpo esiste sempre nel momento presente.
La mente può viaggiare continuamente tra passato e futuro.
Il corpo no.
Ogni volta che riportiamo l'attenzione alle sensazioni corporee interrompiamo, anche solo per un istante, il pilota automatico della mente.
Che cosa cambia con la pratica
All'inizio il cambiamento è quasi invisibile.
I pensieri continuano ad arrivare.
Le distrazioni continuano.
Le emozioni non scompaiono.
Per un po' potrebbe persino sembrarti di non fare alcun progresso.
Poi, lentamente, qualcosa cambia.
Ti accorgi di riconoscere prima quello che sta accadendo.
Hai qualche secondo in più prima di reagire.
Noti quando la mente sta costruendo una storia.
E, qualche volta, scegli di non seguirla.
È un cambiamento sottile.
Ma è proprio lì che nasce una forma diversa di libertà.
Con il tempo inizi a:
- identificarti meno con i pensieri;
- reagire con meno impulsività;
- avere maggiore chiarezza mentale;
- essere più presente nelle relazioni;
- vivere con meno rimuginazione e meno ansia.
La libertà non nasce perché i pensieri spariscono.
Nasce perché smettiamo di credere che ogni pensiero debba essere seguito.
Non si tratta di controllare la mente
Molte persone affrontano la meditazione come se fosse una battaglia.
Da una parte ci sono loro.
Dall'altra la mente.
Più cercano di controllarla, più aumenta la frustrazione.
La Vipassanā propone un atteggiamento completamente diverso.
Non combattere.
Non reprimere.
Non giudicare.
Osservare.
Con curiosità.
Con pazienza.
E, soprattutto, con continuità.
Perché la pratica non consiste nel costruire una mente perfetta.
Consiste nell'imparare a conoscere quella che abbiamo.
La meditazione è un allenamento
Ogni volta che ti accorgi di esserti distratto e riporti gentilmente l'attenzione al presente, stai allenando la consapevolezza.
Non hai fallito.
Hai appena fatto la ripetizione più importante dell'esercizio.
È un po' come allenare un muscolo.
La forza non nasce dal rimanere immobili.
Nasce dal movimento ripetuto.
Allo stesso modo la consapevolezza cresce ogni volta che riconosci una distrazione e scegli di tornare al presente.
Per questo non esistono meditazioni perfette.
Esistono praticanti che continuano, con pazienza, a ricominciare.
Capire è solo il primo passo
Sapere che la mente produce continuamente pensieri è utile.
Ma non basta.
La vera trasformazione arriva quando iniziamo a vedere questo processo mentre sta accadendo.
Quando riconosciamo un pensiero prima che diventi una reazione.
Quando osserviamo un impulso senza seguirlo automaticamente.
Quando distinguiamo un fatto dalla storia che la mente sta raccontando.
È qui che la meditazione smette di essere un'idea.
E diventa esperienza.
Se vuoi approfondire questo tema nelle relazioni, potrebbe interessarti anche la Guida completa alla Mindfulness e alle Relazioni.
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Ma la meditazione si comprende davvero soltanto praticandola.
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