Ti siedi.
Chiudi gli occhi.
Porti l'attenzione al respiro.
E dopo pochi secondi succede qualcosa.
La mente sembra impazzire.
Pensieri.
Ricordi.
Progetti.
Conversazioni immaginarie.
Preoccupazioni.
Liste della spesa.
Ti sembra di pensare più di prima.
Così concludi:
"La meditazione non fa per me."
Oppure:
"Non riesco a meditare."
Ma quello che sta succedendo è molto diverso.
Non stai pensando di più.
Stai vedendo per la prima volta quanto la mente abbia sempre pensato.
Ed è una differenza enorme.
Se è la prima volta che ti avvicini alla pratica, puoi iniziare dalla guida completa su che cos'è la mindfulness e come iniziare.
La meditazione non crea il rumore della mente.
Lo rende semplicemente visibile.
La mente era già così
Immagina di vivere accanto a una cascata.
Dopo qualche giorno smetti quasi di sentirla.
Non perché il rumore sia sparito.
Ma perché il cervello si è abituato.
Con la mente accade qualcosa di simile.
Pensieri, immagini, dialoghi interiori e preoccupazioni scorrono continuamente.
La maggior parte del tempo, però, siamo completamente immersi in questo flusso.
Non lo osserviamo.
Lo viviamo.
Quando inizi a meditare succede qualcosa di nuovo.
Per la prima volta ti fermi.
E proprio perché ti fermi, puoi vedere il movimento che prima era invisibile.
Molte persone interpretano questa esperienza come un peggioramento.
In realtà è il primo segno che l'attenzione sta diventando più chiara.
Perché sembra che i pensieri aumentino
La mente non ama restare senza fare nulla.
Quando interrompi le abituali distrazioni, emerge ciò che era già presente.
Può comparire:
- la pianificazione della giornata;
- vecchi ricordi;
- fantasie sul futuro;
- dialoghi immaginari;
- preoccupazioni;
- desideri;
- paure.
Non è un errore.
È il materiale con cui la mente lavora ogni giorno.
La differenza è che adesso lo stai osservando.
Molti principianti pensano che meditare significhi non avere pensieri.
È una delle idee più diffuse.
Ed è anche una delle più fuorvianti.
La Vipassanā non insegna a fermare i pensieri
Nella tradizione della Vipassanā l'obiettivo non è svuotare la mente.
Non è creare uno stato speciale.
Non è produrre calma a ogni costo.
L'obiettivo è vedere.
Vedere come nasce un pensiero.
Come rimane per un po'.
E come inevitabilmente scompare.
Quando osservi questo processo direttamente, scopri qualcosa di importante.
I pensieri continuano ad apparire.
Ma non sei obbligato a seguirli tutti.
Questa è una libertà completamente diversa dal tentativo di bloccarli.
Se vuoi approfondire questo aspetto, trovi una guida completa nell'articolo Meditazione e pensieri: come smettere di farsi trascinare dalla mente.
Il primo successo della meditazione
Molti pensano che una buona meditazione sia quella in cui la mente è rimasta tranquilla.
Dal punto di vista della Vipassanā non è necessariamente così.
Una meditazione può essere molto profonda anche se la mente è stata estremamente agitata.
Perché?
Perché finalmente hai visto quella agitazione.
Prima eri completamente identificato con i pensieri.
Adesso inizi a riconoscerli.
Questa è la nascita della consapevolezza.
Quando la mente non vuole stare ferma
Dopo qualche minuto di meditazione molte persone arrivano alla stessa conclusione.
"Non sono portato."
"La mia mente è troppo agitata."
"Forse la meditazione non fa per me."
In realtà, quello che stai vivendo è stato descritto oltre duemila anni fa.
Il Buddha parlava dei cinque ostacoli: stati mentali che rendono difficile vedere con chiarezza.
Non sono errori.
Non significano che stai meditando male.
Sono semplicemente parte del funzionamento della mente.
Ogni meditante, prima o poi, li incontra.
Il primo ostacolo: voler essere altrove
Ti siedi.
Dopo pochi minuti pensi:
"Quando finisce?"
"Forse dovrei fare altro."
"Potrei controllare il telefono."
La mente cerca continuamente qualcosa di più interessante del momento presente.
Non c'è niente di sbagliato.
Per anni è stata abituata a inseguire stimoli.
Adesso le stai chiedendo di osservare semplicemente il respiro.
È normale che protesti.
Il secondo ostacolo: il rifiuto
Può comparire un dolore alla schiena.
Un prurito.
Un'emozione spiacevole.
E immediatamente nasce il desiderio di eliminarla.
È qui che la Vipassanā propone qualcosa di radicale.
Non chiede di sopportare.
Chiede di osservare.
Prima di reagire.
Prima di cambiare posizione.
Prima di inseguire un'altra esperienza.
Che cosa succede esattamente nel corpo?
Come cambia quella sensazione da un momento all'altro?
È davvero così stabile come sembra?
Il terzo ostacolo: torpore e sonnolenza
Molti pensano di rilassarsi.
In realtà si stanno addormentando.
La mente perde lucidità.
Diventa pesante.
La consapevolezza si offusca.
Anche questo non è un fallimento.
È qualcosa da riconoscere.
Osservare significa vedere anche il sonno che arriva.
Il quarto ostacolo: agitazione e preoccupazione
Questo è probabilmente quello che riconoscono quasi tutti.
La mente salta continuamente da un pensiero all'altro.
Organizza.
Ricorda.
Fantastica.
Risolvi problemi.
Oppure rivive conversazioni già finite.
Non cercare di fermarla.
Accorgiti che è partita.
Ogni volta che te ne accorgi, la consapevolezza è già presente.
Quello è il momento della pratica.
Il quinto ostacolo: il dubbio
Forse è il più sottile.
"Sto facendo bene?"
"Questa tecnica funziona davvero?"
"Forse dovrei provare qualcos'altro."
Il dubbio cerca continuamente un metodo migliore.
Ma spesso serve soltanto a evitare l'esperienza presente.
Anche il dubbio può essere osservato.
È soltanto un altro fenomeno mentale.
L'errore che fanno quasi tutti
Quando compare un pensiero, la maggior parte delle persone prova a cacciarlo via.
Più ci prova...
Più il pensiero ritorna.
È come cercare di calmare il mare spingendo via le onde con le mani.
Non funziona.
La Vipassanā propone un'altra strada.
Lascia che il pensiero ci sia.
Osservalo.
Nota come nasce.
Nota come cambia.
Nota come scompare.
Questa osservazione diretta vale molto più di dieci minuti trascorsi a combattere la mente.
Se questo tema ti interessa puoi approfondirlo nell'articolo Meditazione e pensieri: come smettere di farsi trascinare dalla mente.
Allora cosa devo fare quando arrivano i pensieri?
Molto meno di quanto immagini.
- Accorgiti che la mente è partita.
- Non giudicarti.
- Non cercare di bloccare il pensiero.
- Torna gentilmente al respiro o all'oggetto della meditazione.
- Ripeti questo processo ogni volta che è necessario.
Magari succederà cinquanta volte in dieci minuti.
Non importa.
Quelle cinquanta volte sono la pratica.
Non l'hanno interrotta.
Quando iniziano i veri cambiamenti
Con il tempo accade qualcosa di sorprendente.
I pensieri continuano a sorgere.
Ma tu li vedi prima.
Non li segui tutti.
Non ci credi automaticamente.
Cominci a riconoscere la differenza tra un pensiero e un fatto.
Tra una paura e la realtà.
Tra un impulso e un'azione.
Questa è la libertà di cui parla la Vipassanā.
Non una mente vuota.
Una mente vista chiaramente.
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Se questo articolo ti ha aiutato a capire perché la mente sembra così agitata durante la meditazione, il passo successivo è fare esperienza diretta della pratica.
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Continua a leggere
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- Meditazione e pensieri
- I veri benefici della Vipassanā
- Come iniziare a meditare da soli
- Meditazione per l'ansia
Domande frequenti
È normale pensare continuamente durante la meditazione?
Sì. La meditazione non aumenta i pensieri: ti permette di accorgerti di un'attività mentale che era già presente.
Devo eliminare i pensieri?
No. Nella Vipassanā l'obiettivo non è bloccare i pensieri, ma osservarli con chiarezza senza esserne trascinati.
Perché la mente diventa più agitata quando medito?
Perché interrompendo le distrazioni inizi a vedere il continuo movimento della mente. Non è un peggioramento, ma un aumento della consapevolezza.
Quando smetterò di avere pensieri?
La pratica non promette una mente completamente vuota. Ti aiuta invece a sviluppare un rapporto diverso con i pensieri, osservandoli senza identificarli automaticamente come realtà.
Come faccio a capire se sto meditando bene?
Una buona pratica non si misura dall'assenza di pensieri, ma dalla capacità crescente di riconoscere ciò che accade nel momento presente con maggiore chiarezza.